Chi chiede la separazione: la donna è la prima

Chi chiede la separazione: la donna è la prima

Generalmente, nella coppia, è la donna che chiede la separazione per prima. 

Indipendentemente dal fatto che si tratti di un rapporto matrimoniale o di una relazione di convivenza, l’iniziativa di interrompere un rapporto, nella gran parte dei casi, inizia dalla donna.

Statisticamente la percentuale dei casi di separazione giudiziale promossi dalle donne in Tribunale si assesta intorno al 70%

Tale percentuale non tiene conto del fatto che anche la maggioranza delle separazioni consensuali, cioè presentate formalmente da entrambi i coniugi, in realtà scaturiscono dalla volontà della donna. 

Quando la donna decide di chiedere la separazione

Nella pratica dunque è sempre la donna a chiedere la separazione. 

Infatti, nella grande maggioranza dei casi, è la donna che, pur soffrendo, decide di troncare il rapporto. Questo, di solito, avviene quando è certa di un non ritorno e dopo essersi convinta dell’impossibilità di salvare il matrimonio o la convivenza.

Un donna che sceglie di separarsi, le ha provate tutte, prima di decidere. Ha vagliato tutte le opzioni, ha provato in ogni modo a salvare il rapporto.

I motivi che spingono la donna a separarsi 

Una delle ragioni che spingono la donna a chiedere la separazione è la percezione di trascuratezza. Succede spesso infatti, che le donne raccontino di non sentirsi capite e ascoltate dal proprio compagno. 

Altre volte invece, la donna si ritrova ad affrontare da sola le questioni relative alla gestione dei figli e della casa. Non può contare sull’aiuto e sul supporto dell’uomo, che si sottrae alle responsabilità quotidiane. 

Può succedere poi, che all’interno della coppia venga a mancare l’affinità emotiva iniziale. E per questo, la donna, non sentendosi più coinvolta sentimentalmente e dopo averle provate tutte, vedrà nella separazione la via più appropriata. 

Infine, un altro motivo ricorrente, è l’esigenza della donna di voler riconquistare un proprio “spazio”. Vuole ritrovare un equilibrio e pensare a se stessa, in maniera libera e senza vergogna.

Quando a voler chiudere il rapporto è l’uomo

Dall’altro lato gli uomini sono più preoccupati delle conseguenze personali e patrimoniali. 

Nell’intimo sono infatti convinti che si possa tornare sui propri passi e non sono quasi mai gli artefici della domanda giudiziale di separazione. 

In particolare, molti uomini propongono al proprio coniuge di mantenere il rapporto di separati in casa. Quindi, prima di giungere alla separazione, vorrebbero continuare a convivere sotto il profilo gestionale ed affettivo. Questo pur con una propria vita autonoma e giustificando spesso tale richiesta con la necessità di non creare traumi ai figli. 

Una distinzione nella visione a lungo termine del rapporto di separazione

La situazione ambigua della separazione in casa, se è accettabile dagli uomini, di solito non lo è da parte delle donne. 

In questo si ritrova anche un’altra distinzione comune tra i due sessi:  se la donna dichiara di interrompere il rapporto sentimentale, intende ciò definitivamente”; mentre, se lo dichiara l’uomo, la sua interpretazione è quasi sempre per il momento.

D’altra parte, come è noto, il marito cerca di evitare la separazione laddove sotto il profilo economico perdain presenza di prole, anche una buona parte del proprio reddito, destinato al mantenimento dei figli e, in alcuni casi, dell’ex moglie. 

Inoltre, vanno considerate anche le conseguenze personali e la perdita della casa coniugale. Queste perdite si aggiungono magari al dover pagare anche le rate del mutuo sulla casa, quelle degli elettrodomestici o dell’autovettura. 

Per una consulenza con l’Avv. Giorgio Carrara fissa un appuntamento:

17 commenti su “Chi chiede la separazione: la donna è la prima”

    1. Egr. Sig. Renzo,
      secondo la mia esperienza le donne decidono, con sofferenza, di separarsi dopo un confronto con il coniuge e dopo aver provato a salvare il matrimonio. Ritengo importante che ci sia un confronto tra i coniugi prima di intraprendere il percorso della separazione, fermo restando che non potrà e dovrà essere mai ostacolata la decisione di una persona di separarsi.
      Grato per il Suo commento, La saluto cordialmente.

      1. Buongiorno Giorgio, io ho molte amiche infatti che hanno chiesto la separazione ,io compresa, e non poche hanno mantenuto o liquidato ex mariti pur di ottenere che ci si separasse. Sono poche quelle che conosco che non si siano fatte carico di tutta la famiglia perché dirigente o di un buon livello lavorativo. Forse quando il livello è più basso le donne hanno meno potere contrattuale.

  1. oramai è chiaro che le donne vedendo che è tutto a Loro favore sicuranentw ne approfittano . Detto questo, secondo la legge, quando uno si sposa o decide di convivere dopo un divorzio, si mette un spada di Damocle sulla testa. Quando la donna decide di impadronirsi della.casa o almeno abitarci con la prole finché non si sa , ..SEPARAZIONE..e tutto è a suo favore senza se e senza ma , anche se ha tutti i torti che a quanto pare l avvocato non li vuole sentire. Sto vedendo che queste richieste aumentano a dismisura , non è il caso che si Approfondiscano un po meglio le varie situazioni sentendo bene le due parti cercando di capire se è un APPROFITTARSI o se esiste veramente il problema. Una volta
    non c era questa visualita o non lo sapevano e i matrimoni volenti o nolenti duravano una vita.
    Ma dove non ci sono discussioni?
    BASTA CONCEDERE TROPPO FACILMENTE
    ALLE DONNE , che cosa è diventato il matrimonio ? che ci si sposa a fare se ci soni questi rischi ? GRAZIE
    elxelx@libero.it

  2. Salve avvocato,
    volevo chiederle se in caso sia la moglie a comportarsi in modo irresponsabile nei confronti della famiglia relazionandosi con un altro uomo e sperperando denaro al punto da indebitarsi per i suoi capricci.. il marito può chiedere la separazione senza dover andar via di casa ma che sia lei ad andarsene?

    1. Buonasera,
      nella Sua richiesta non mi ha detto se voi avete dei figli.
      I comportamenti di Sua moglie potrebbero giustificare la richiesta di una separazione giudiziale con addebito di colpa.
      Sarei però del parere di valutare tale possibilità con estrema attenzione, in quanto molti Tribunali tendono ora a ritenere che un eventuale tradimento, se dimostrato, potrebbe essere la conseguenza e non una causa di una crisi di coppia e, quindi, non accogliere la richiesta di addebito di colpa.
      Tenga poi conto che la richiesta di una separazione giudiziale potrebbe ulteriormente compromettere i rapporti di coppia e l’equilibrio di una famiglia, specie se ci sono dei figli.
      L’eventuale addebito non comporta automaticamente il venir meno del diritto di Sua moglie all’assegnazione della casa familiare, soprattutto nel caso voi abbiate figli minorenni o figli maggiorenni non autosufficienti economicamente.
      Non è dato poi sapere se siete in comunione dei beni e se avete un conto corrente in comune. Qualora ci fossero tali situazioni, le eventuali spese non giustificate da esigenze familiari potrebbero essere prese in considerazione nel momento di valutare i rapporti dare/avere con Sua moglie in sede di separazione.
      Mi rendo disponibile ad una consulenza qualora volesse approfondire tutte le questioni sopra indicate.

  3. Buonasera avvocato Carrara,
    purtroppo sto vivendo in prima persona questa situazione che ormai presumo essere diventata una costante come fosse la normalità; questo perchè? Semplicemente perchè la donna (madre di figli) sa di avere la legge dalla propria parte e pertanto non si sforza più di tanto a cercare di affrontare i problemi e quindi si giunge come prima soluzione a quella che dovrebbe essere l’extrema ratio ossia la separazione…
    Chi dice il contrario mente perchè la legge è questa, tutto il resto sono supposizioni.
    Chiaro che non si può generalizzare il problema perchè in un rapporto di coppia entrambi sbagliano, entrambi hanno difetti o mancanze, così come atteggiamenti egoistici più o meno marcati, ma la legge cosa dice:
    – figli [alla madre e il padre diventa un parente alla lontana che i figli li vede sporadicamente]
    – casa familiare [ai figli e quindi alla madre]
    – assegno di mantenimento [ai figli e quindi alla madre]
    – ogni altro tipo di onere [al padre]
    Sbaglio qualcosa forse?
    Mi chiedo (e rimarrà un sogno utopistico) se la legge fosse al contrario (basterebbe anche solo “tu decidi di interrompere e tu esci di casa armi e bagagli e i figli gestione paritaria di entrambi i genitori ) quante donne prenderebbero una decisione così drastica tanto a cuore leggero…

    1. Buonasera Signor Ziliani,
      comprendo la Sua amarezza e le Sue difficoltà; le ho provate anch’io quando mi sono separato da mia moglie e mi trovo a condividerle cogni giorno con i miei clienti.
      Non sono d’accordo che il padre, a seguito di una separazione, diventi un “parente alla lontana”. La mia esperienza personale e professionale mi porta ad affermare che, se è vero che la relazione tra il padre e i figli possa modificarsi per il venir meno della quotidianità dei rapporti, è altrettanto vero che il padre continua ad essere un’importante figura genitoriale di riferimento, tanto che le decisioni più importanti che riguardano i figli dovranno essere prese di comune accordo con la moglie.
      Lei potrà continuare a vedere i figli con una certa frequenza, e non solo per un week end ogni quindici giorni; normalmente lo prevedo in tutte le separazioni di cui mi occupo.
      E’ vero che il padre spesso si trova “costretto” a lasciare la casa familiare, dove continueranno a vivere la moglie ed i figli, ma lo si fa per garantire la maggiore serenità possibile ai figli, soprattutto se minorenni, che sono costretti a subire la separazione ma che potranno almeno continuare a vivere con la mamma nel luogo dove c’è la scuola e ci sono gli amici che normalmente frequentano. I bambini hanno bisogno di punti di riferimento importanti in questo momento per loro traumatico; se valuterà la questione da questo punto di vista le sarà più facile lasciare la casa familiare e le Sue preoccupazioni riguarderanno solo i costi da sostenere per un’altra abitazione.
      Le auguro ogni bene e resto a Sua disposizione per ogni necessità.

  4. Cinzia Sabrina Lotto

    Buongiorno avvocato, sono convivente da 21 anni con il mio partner (ex forse)… abbiamo due figlii di 7 e 13 anni. Mio marito è distante nei miei confronti. Non vuole parlare di sentimenti, non comunichiamo praticamente. Di fatto non so esattamente quali problema abbiamo…Lui si innervosisce: se la prende con tutti in casa, mi critica sotto molti punti di vista e nei litigi con mia suocera, da sempre ragione a lei. Abbiamo ancora rapporti, ma io più volte ho chiesto cosa provasse per me, perché ho bisogno di sapere. Ogni tanto mi lascia, poi torna, e in tutto questo quando si isola, non interagisce neanche con i nostri figli che ovviamente restano basiti e si arrabbiano per il suo comportamento. Lui dice addirittuta che io le porto dalla mia parte senza rendersi conto che è il suo comportamento a produrre questo risultato. Io, nonostante tutto lo amo ancora, è stato il primo amore, e sono convinta che se lui si aprisse saremmo ancora una bella coppia. Quando gli chiedo di decidere se il nostro futuro non è mai chiaro…non ad o che fare. La casa l’ha comprata lui, con l’aiuto dei genitori, io negli anni ho lavorato per time e mi sono occupata dei figli. Attualmente sono disoccupata, lui lavora. Spesso mi ha accusata di non partecipare alle spese, cosa non vera perché con l’ausilio di una piccola somma erogatami dai miei, provvedo a delle spese dei figli. Quando ho detto di non riuscire più a sopportare questa situazione, mi ha detto che lui da casa sua non si muove. Che eventualmente la venderebbe per acquistarne una piccola per lui e col resto poter pagare le spese ai figli. Questo è giusto?!? Grazie per il suo parere. Cinzia.

    1. Gentile Signora Lotto,
      La ringrazio per aver voluto richiedere un mio parere professionale sulla Sua situazione personale.
      Mi sembra evidente che ci sia una difficoltà di comunicazione con Suo marito, che che consiglierei di affrontare con un terapista di coppia.
      Dal punto di vista legale, Lei, in caso di cessazione della convivenza, avrebbe diritto ad ottenere l’assegnazione della casa familiare (non importa se di proprietà di Suo marito) e a vivere lì con i Suoi figli.
      Suo marito sarebbe tenuto a contribuire economicamente al mantenimento dei figli e alle loro spese straordinarie.
      Potrà essere previsto un mantenimento in Suo favore qualora Lei si trovasse in uno stato di bisogno e non fosse in grado, da sola, di provvedere al proprio mantenimento e alle necessità primarie della vita (quali, ad esempio, il vitto, il vestiario e le spese sanitarie), sempre che non ci siano parenti a Lei prossimi in grado di aiutarla economicamente.
      Se lo riterrà opportuno potrà contattarmi per una consulenza più approfondita.
      Cordiali saluti.
      Avv. Giorgio Carrara

    2. Cara Cinzia, ti abbraccio. Da donna a donna ti dico pensa a te e ai tuoi figli. Tuo marito sta vivendo una crisi la cui evoluzione non puoi prevedere. Forse la terapia di coppia puó aiutarvi a chiarire i vostri sentimenti, a mettere in luce i veri problemi, ma ci vuole una vera volontá da parte di entrambi. Non puoi volere al posto suo, non puoi fare tutto il lavoro da sola. Si deve essere in due. Forse la crisi passerrá da sola, forse no. Tu puoi solo agire per te stessa, tutelare i tuoi interessi, pensare alla tua vita, ai tuoi progetti, ai tuoi desideri.
      Abbi coraggio, credi in te. Sia che rimaniate insieme, sia che vi separiate, tutto andrá bene.

  5. buonasera, io mi trovo in una situazione complicata. convivo da 12 anni con una donna e insieme da 15 ormai. prima di lei un matrimonio andato male con due figli. con la mia ex moglie è stata una separazione consensuale e non ci siamo mai fatti del male in primis per il bene dei nostri figli. con la seconda relazione, quella attuale, invece mi sono trovato poco a poco a vivere una situazione di enorme difficoltà personale, come uomo e come padre dei miei primi figli, che i primi anni erano ben accetti dalla mia compagna, ma dopo un pò che siamo andati a convivere c’è stato un voltafaccia incredibile. con la mia attuale compagna abbiamo due figli, e da quando sono nati c’è stato da parte sua un taglio netto con gli altri miei figli e tutta la mia famiglia. questa situazione mi ha portato poco a poco a sentirmi male, fino ad arrivare ad una sorta di depressione, isolandomi con me stesso perchè dopo la nascita dei bimbi mi ha lasciato solo, non c’è più stato coinvolgimento. il fatto è che io l’amo, ami i miei figli. lei dopo anni di abbandono mi dice che non mi ama più e che me ne devo andare di casa (intestata a lei) dove cmq ho sempre pagato mutuo spese mobili etc…io le ho detto che visto che è lei a voler finire la storia non io è lei che deve andare via. perchè dovrei io?

    1. Egregio Signor Ferreri,
      La ringrazio per avermi contattato.
      Di regola i Tribunali prevedono l’affido condiviso dei figli ed il loro collocamento prevalente presso la madre, con la quale continueranno a vivere nella casa casa familiare.
      Si tratta di un’assegnazione in godimento della casa, senza alcun trasferimento di diritti reali, a tutela dei figli e che non preclude la possibilità di regolamentare i rapporti di dare/avere tra i coniugi o i conviventi conseguenti al suo acquisto.
      Se lo riterrà opportuno potrà contattarmi per una consulenza più approfondita.
      Cordiali saluti.
      Avv. Giorgio Carrara

  6. Buonasera Avvocato Carrara,
    mi chiamo Chiara; ho 60 anni e mio marito 68. Siamo sposati da 39 ed abbiamo un figlio di 38 che ha un reddito ma vive con noi. Vorrei separarmi ed abbiamo intrapreso il percorso, nonostante le resistenze di mio marito.
    Ho sempre fatto la casalinga, tranne che per 5 anni, dal quale lavoro mi sono licenziata per seguire mio figlio con attacchi di panico. Naturalmente, poi, mi sono occupata dei miei e suoi genitori anziani ed ho sempre fatto tutto in casa nel migliore dei modi, servendo e riverendo mio marito…Alla vecchia maniera!😉Da quando mio marito è in pensione (6 anni), ho scoperto che la convivenza e’ insopportabile; mi controlla, mi rimprovera anche se vado da mia sorella che è malata, controlla ed annota tutte le spese, ecc., oltre ad essere aumentate certe nostre diversità di opinione riguardo casa e figlio. La casa in cui abitiamo è una villetta bifamiliare, con un appartamento piccolo (al momento vuoto) dove abitavano i miei suoceri ed uno molto grande, dove stiamo noi, ed è stata costruita con 2 parti eque di denaro dai rispettivi genitori e con il lavoro di mio marito. Noi siamo cointestati in tutta la casa e siamo anche in comunione dei beni. La pensione di mio marito ammonta a 3.200,00 euro/mese.
    Lei come vedrebbe la mia situazione?
    Grazie per la Sua attenzione e per le indicazioni che gentilmente potrà offrirmi.
    Cordialmente, Chiara.

    1. Gentile Signora Chiara,
      La ringrazio per avermi contattato.
      Ci sono tutti i presupposti per addivenire ad una separazione legale, possibilmente consensuale qualora ci fosse l’accordo di Suo marito su tutti gli aspetti della separazione.
      Lei avrebbe diritto ad ottenere un assegno di mantenimento, tenuto conto che la sua condizione di casalinga è stata concordata con Suo marito per far fronte ad esigenze della famiglia.
      Mi sembra di comprendere che la casa familiare sia in comproprietà, e quindi dovrebbe essere deciso, in sede di separazione, chi dei due continuerà ad abitarvi (entrambi avete i medesimi diritti di godimento) o se dovrà essere venduta a terzi.
      Mi rendo disponibile ad incontrarLa per valutare le varie questioni.
      Non esiti quindi a contattarmi.
      Cordiali saluti.
      Avv. Giorgio Carrara

  7. Buongiorno Avv. Carrara,

    Dopo 22 anni insieme a mio marito di cui 13 di convivenza e 8 di matrimonio e 2 figli 12 e 15 anni ho chiesto la separazione consensuale visto che il mio amore verso di lui era finito, ovviamente non perché fosse un uomo affettuoso anzi direi che il maltratto psicologico e stato per anni.

    Io sono una professionista, ho 51 anni ma sendo una freelance non e facile sempre, anche lui e un professionista, imprenditore ma che ormai con il covid e altro le cose sono andate sempre peggio.

    Abbiamo firmato la separazione consensuale con il mio avv. e abitando in 2 appartamenti uniti dal proprietario di casa ho chiesto a mio marito o ex, di dividere gli appartamenti, lui si ha impegnato a farlo, prima fine Maggio, poi Agosto, siamo a Settembre e finalmente dopo fare pressione oggi si e dato al lavoro della divisione.

    Ieri, venerdi alle 15:30 mi ha detto che mio figlio di 12 anni che frequenta una scuola privata e dovrebbe entrare lunedì non può più andare perché lui non ha soldi… 2 gg prima di entrare a scuola?

    E adesso e tutto un ricatto.

    Mi dica Lei.

    1. Gent.le Sig.ra Veronica,
      La ringrazio per avermi contattato.
      I Protocolli in uso presso i Tribunali prevedono normalmente che le tasse scolastiche per la frequentazione di Istituti privati rientrano tra le spese extra assegno di mantenimento che richiedono il preventivo accordo tra i coniugi.
      Verifichi se ha inviato una comunicazione scritta a Suo marito per chiedere l’assenso alla iscrizione alla sciola privata.
      Avuto riguardo alle spese straordinarie da concordare, il genitore, a fronte di una richiesta scritta dell’altro, dovrà manifestare un motivato dissenso per iscritto nell’immediatezza della richiesta; in difetto, il silenzio sarà inteso come consenso alla richiesta e dovrà rimborsare la sua quota parte della spesa sostenuta.
      A Sua disposizione per ogni eventuale chiarimento, invio cordiali saluti.
      Avv. Giorgio Carrara

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