Che cos’è la consulenza pedagogica: intervista a Sonia Superti

Che cos’è la consulenza pedagogica: intervista a Sonia Superti

Ho avuto il piacere di intervistare Sonia Superti, una consulente pedagogica e coordinatrice genitoriale con cui collaboro in ambito professionale. 
In questo articolo Sonia spiega la consulenza pedagogica, sottolineando l’importanza di un approccio integrato nella prevenzione al disagio familiare. 

Mi presento: sono Sonia Superti, mi occupo di consulenza pedagogica familiare e sono coordinatrice genitoriale. 

Sono nata a Milano nel 1975 e nel 1999 ho conseguito la laurea in Scienze dell’Educazione, indirizzo “Esperta nei processi formativi”. 

Nel 2002 ho iniziato a lavorare come educatrice in Villaluce – Centro Servizi Psicopedagogici ad Affori, Milano. 
Mentre nel 2005, ho iniziato a lavorare nel Servizio Pedagogico interno alla struttura nell’ambito dei Progetti Educativi Individualizzati. 

Dall’esperienza lavorativa nel ruolo di Responsabile Pedagogica e referente del Servizio Famiglia, ho potuto osservare le situazioni familiari più difficili. 
Storie complicate, fatte di convivenze forzate e condizioni future preoccupanti. 

Per questo, nel corso degli anni, ho maturato il desiderio e l’esperienza necessaria per lavorare nell’ambito dell’aiuto alla genitorialità. 
Con un unico obiettivo: offrire supporto ai gravi conflitti che si verificano all’interno del nucleo familiare. 

Cos’è la consulenza pedagogica familiare? 

La consulenza pedagogica familiare si colloca nell’ambito della prevenzione al disagio familiare. 
Si rivolge ai genitori in difficoltà nella relazione con i propri figli e lavora sullo stile educativo messo in atto. 

In tutti questi anni il mio sguardo è sempre stato rivolto al benessere psico-fisico del bambino. Ed è proprio per questo che, a mio avviso, è essenziale considerare il bambino all’interno della relazione con i propri genitori.

Inizialmente infatti, il pedagogista osserva e analizza lo stile educativo dei genitori.
In seguito poi, sviluppa assieme a lui delle strategie educative da sperimentare nella relazione con i figli. 

Di solito, il percorso di consulenza pedagogica si struttura in 5 incontri con la definizione di un obiettivo a cui tendere negli incontri successivi. 

Alla fine di ogni incontro, il genitore sperimenterà le strategie nella vita di tutti i giorni per poi confrontarsi con il terapeuta la volta seguente.  

Il coordinamento genitoriale 

Il coordinamento genitoriale è un intervento centrato sui figli di genitori conflittuali e quindi incapaci di prendere per proprio conto decisioni adeguate. 

In molti casi infatti, i genitori in fase di separazione non sono d’accordo sulle decisioni che riguardano il futuro dei figli. Tra queste, gli accordi sull’affidamento, i metodi di accudimento, ecc. 

Per questo, il ruolo di un coordinatore genitoriale è quello di aiutare i genitori ad
acquisire le competenze necessarie per esercitare la funzione co-genitoriale in modo autonomo ed efficace.
E soprattutto, senza la necessità di un intervento da parte del Tribunale.  

A volte i genitori possono riconoscere da soli di aver bisogno di aiuto. Altre volte invece, possono essere indirizzati al coordinatore dai loro avvocati, dal Giudice o dai mediatori familiari. 

Il metodo della coordinazione genitoriale ha scopi concreti, visibili e misurabili. 
Tuttavia, non deve sostituire altri interventi professionali – psicoterapia, terapia familiare, supporto pedagogico e educativo,ecc. – ai quali però si può affiancare.  

Di solito si struttura in uno o due incontri alla settimana e può durare massimo 18 mesi.

L’ approccio multidisciplinare è essenziale

Sono una professionista che ama da sempre mettersi in gioco in nuovi progetti e nuove sfide. 
La mia vita professionale è sempre stata finalizzata a
 ideare e sviluppare progetti socio-pedagogici rivolti alle famiglie. Sempre in ottica multidisciplinare! 

Da anni infatti, collaboro con professionisti di diversi ambiti, creando un team interdisciplinare capace di prendersi carico della famiglia a tutto tondo. 

Ed è proprio questo l’obiettivo del servizio socio-psico-pedagogico: ragionare assieme  
intorno ai bisogni della famiglia, elaborando una proposta di supporto e aiuto. 

Dal mio punto di vista quindi, fare rete è un’azione importantissima, perchè il supporto pedagogico risulta incompleto senza un approccio clinico, sociale e giuridico. 

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