L’affido condiviso in caso di genitore violento

L’affido condiviso in caso di genitore violento

In presenza di episodi di violenza domestica l’affido condiviso non è mai la soluzione.
In questi casi infatti, si consiglia sempre di separarsi dalla persona violenta. Inoltre, in questo momento delicato è essenziale affidarsi a professionisti esperti che sappiano accogliere e ascoltare la persona in difficoltà.

E, soprattutto per le donne, un supporto durante la separazione dal marito violento, può rivelarsi una fonte di aiuto molto preziosa, a volte indispensabile.

La separazione consensuale e l’affido condiviso

In Italia, in presenza di separazione consensuale, si applica l’istituto dell’affido condiviso tra entrambi i genitori. L’obiettivo principale è quello di garantire la continuità dei legami affettivi, attribuendo uguale importanza ad entrambi i genitori.

Infatti, come previsto nel primo comma dell’art. 337-ter del codice civile, con l’affido condiviso, il minore avrebbe la possibilità di mantenere “un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori”.

Nulla di più giusto e accettabile nella “normalità” delle situazioni, ma come comportarsi nei casi caratterizzati da violenza domestica?

L’importanza di riconoscere la violenza domestica

A volte, può accadere che, nelle sentenze dei Tribunali, la violenza domestica venga confusa con il conflitto. O, addirittura, che la violenza domestica non sia nemmeno presa in considerazione e valutata come tale. Quindi per far in modo che venga riconosciuta e valutata la violenza domestica, evitando così spiacevoli situazioni, affidati all’esperienza mia e dei mei collaboratori prenotando la tua consulenza.

 

Per una consulenza con l’Avv. Giorgio Carrara fissa un appuntamento:

 
Perché il non riconoscimento della violenza domestica può portare a decisioni potenzialmente pericolose ai danni delle donne e dei loro figli.

Inoltre, il problema può aggravarsi soprattutto nei casi di separazione consensuale. In questi casi il Tribunale ratifica l’accordo raggiunto dai coniugi senza alcuna valutazione sull’affidamento del minore. Valutazioni che sono previste, di prassi, dal suddetto art. 337-ter del codice civile.

 

Alienazione parentale e deprivazione materna


Accade che sempre più spesso nelle sentenze emerga il concetto di
“alienazione parentale”. Ovvero, quando i figli si rifiutano di incontrare il padre, incolpando di ciò le madri.

Secondo questa prospettiva, le madri sarebbero la causa del cattivo rapporto tra il padre ed il figlio. Viene così strumentalizzato il rifiuto del minore per impedire il diritto di visita del coniuge.

In realtà però, spesso, queste madri hanno vissuto in prima persona o sono a conoscenza di episodi di violenza da parte del padre.

Ed è proprio per questo che, nel tentativo di tutelare se stesse, ma soprattutto i figli, cercano di limitare i contatti con il genitore violento.

Dall’altro lato, si sente parlare di “deprivazione materna”. Ossia, l’alienazione parentale fatta dal padre contro la madre. In questo caso è il padre che porterebbe i figli a prendere le proprie difese e a disprezzare la madre.

Entrambi i fenomeni citati possono, purtroppo, presentarsi in fase di separazione, soprattutto se questa non è consensuale o caratterizzata da episodi violenti.

Spesso però, temo ci sia un abuso di tali concetti e si trascurino indagini più approfondite sui motivi che spingono un bambino a non voler più vedere un genitore.Bisognerebbe infatti, aumentare i momenti di ascolto dei minori. Ed evitare che i figli percepiscano che il loro ascolto serva per decidere l’esito della separazione a discapito di un genitore piuttosto che dell’altro.

Conclusioni

Riconoscere i casi di violenza domestica non è semplice ed è per questo che bisognerebbe affrontare il problema con la massima cura e attenzione.

L’obiettivo del Sistema Giuridico dovrebbe essere sempre quello di difendere donne, bambini e in generale qualsiasi vittima di violenza. Solo in questo modo sarà possibile risparmiar loro ulteriori sofferenze.

Per questo, i Tribunali dovrebbero servirsi di professionisti esperti in tema di violenza, in grado di monitorare la situazione anche dopo aver emanato la sentenza e stabilito la custodia.

Per una consulenza con l’Avv. Giorgio Carrara fissa un appuntamento:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Per fissare un appuntamento

Per fissare un appuntamento

Avvocato Giorgio Carrara | P.Iva 12561120150 |Privacy policy Cookie Policy

© Tutti i diritti riservati 2025 – Creato da Psicologi Digitali® con 🧠