
Di solito, la separazione arriva dopo un processo al termine del quale i coniugi comprendono che sia opportuno porre fine al loro rapporto e al loro progetto di vita insieme. Quella di separarsi non è solo quindi una questione legale, ma porta con se anche dei risvolti morali e psicologici.
La separazione potrebbe essere vissuta come una sconfitta, una rinuncia ai propri diritti, accompagnata alla voglia di rivalsa e di “farla pagare” al coniuge. A volte ci si ritrova a dover fare i conti con rabbia e rancore o con un senso di impotenza se non si è d’accordo con la decisione del partner di separarsi.
C’è poi la paura di affrontare da soli questo momento e il senso di colpa se si è la persona che decide di mettere fine al rapporto e se sono coinvolti i figli. Ancora, ci può essere la paura del giudizio della famiglia, degli amici e della propria rete sociale.
In ogni caso, è importante lasciare libero spazio alle proprie emozioni e alle proprie paure. Solo così, sarà più semplice elaborare il fallimento del matrimonio e sarà più facile recuperare un nuovo equilibrio.
Affrontare tutto ciò da soli è difficile e il supporto delle persone care può aiutare molto. Altrettando importante è l’aiuto di un avvocato con le giuste competenze capace di aiutare sia sull’aspetto legale ma anche su quello umano, caratteristiche che ho coltivato durante la mia lunga carriera. Per chiedere il mio aiuto basta premere uno dei pulsanti qua sotto.
Non è possibile generalizzare la reazione di una donna e stabilire come debba affrontare una separazione. Tuttavia, la mia esperienza mi porta ad affermare e confermare che le donne vivono l’evento in modo più emotivo di quanto lo facciano gli uomini.
L’opinione diffusa è che una donna che decide di separarsi abbia già vagliato tutte le opzioni e provato a salvare il matrimonio in ogni modo, spesso per proteggere i propri figli. Molto probabilmente avrà studiato ogni aspetto della situazione, avrà messo in conto la solitudine e tutte le potenziali difficoltà da un punto di vista personale e professionale.
Al contrario, una donna che subisce la decisione del partner, spesso si ritrova a vivere una situazione inaspettata con la sensazione che, da un giorno all’altro, la sua famiglia verrà distrutta e i suoi progetti andranno in fumo. Inoltre, è più probabile che entri nel vortice delle paure: la reazione dei figli, il futuro, le incognite, ecc. In realtà, spesso si dimentica che, in entrambe le circostanze, la sofferenza è identica.
Sia che la donna scelga o subisca una separazione, il malessere che ne deriva è enorme e non dovrebbe essere sommato alla necessità di lottare per i propri diritti.
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Durante la separazione una delle paure più grandi è quella di dover far subire questa decisione ai propri figli, che invece andrebbero tutelati. Il mio consiglio per i genitori è quello di spiegare con molta chiarezza e sensibilità la separazione ai propri figli. È importante far capire loro che la fine della relazione non comporterà il venir meno al ruolo e all’amore di papà e mamma.
Il bambino dovrà essere rassicurato sul fatto che continuerà ad essere amato per sempre dai genitori e, soprattutto, non dovrà mai trovarsi nella situazione di dover scegliere da che parte stare.
Se i figli avranno chiaro il messaggio che entrambi i genitori saranno sempre presenti, probabilmente il bambino riuscirà a vivere la separazione con più serenità.
Accanto all’aspetto emotivo, però, esiste anche un profilo giuridico molto importante: quello dell’affidamento. In Italia la regola generale è l’affidamento condiviso, che permette a entrambi i genitori, anche se separati o divorziati, di partecipare alle decisioni fondamentali per la vita del figlio, come la residenza, la scuola, la salute e l’educazione.
Solo in casi particolari, quando la collaborazione è impossibile o la condotta di un genitore risulta gravemente pregiudizievole per il minore, il giudice può disporre l’affidamento esclusivo a uno solo dei genitori. Si tratta di una misura eccezionale, che può essere richiesta quando vi sono, ad esempio, gravi episodi di violenza o maltrattamenti, dipendenze tali da rendere un genitore inidoneo a occuparsi del figlio, forte disinteresse o violazioni ripetute dei doveri di cura e mantenimento. In questi casi il tribunale valuta con grande attenzione la situazione, anche tramite consulenze tecniche e relazioni dei servizi sociali, per stabilire quale assetto sia davvero nell’interesse del minore.
Come avvocato esperto in diritto di famiglia posso aiutarti a capire se ci sono i presupposti per una richiesta di affidamento esclusivo, quali prove raccogliere e quali effetti concreti potrebbe avere questa scelta sulla vita tua e dei tuoi figli.
Sempre più spesso nelle famiglie ci sono anche animali domestici che fanno parte a pieno titolo della vita affettiva della coppia. Un cane o un gatto condivisi per anni diventano compagni di vita, presenze quotidiane a cui ci si affeziona profondamente. Quando la relazione finisce, ci si trova quindi ad affrontare anche un’altra domanda: cosa succede all’animale?
La legge disciplina in modo preciso la divisione dei beni e la tutela dei figli, ma sull’affidamento dell’animale domestico non esiste ancora una normativa chiara e specifica. Questo crea incertezza, soprattutto se la separazione non è consensuale. Nel caso di una separazione di comune accordo, l’avvocato può aiutare a inserire nell’accordo le condizioni relative all’animale: chi lo terrà con sé, come verranno organizzate le visite dell’altro, come saranno ripartite le spese veterinarie e di mantenimento. Quando, invece, la separazione è giudiziale, la questione diventa più complessa e spesso viene rimessa alla sensibilità del giudice, che non sempre adotta soluzioni uniformi.
Esistono però principi di riferimento importanti, come quello sancito dall’articolo 13 del Trattato di Lisbona del 2007, che riconosce agli animali la qualità di esseri senzienti, capaci di provare emozioni e portatori di bisogni specifici. Alcuni tribunali italiani, negli anni, hanno cominciato a tenerne conto, arrivando a prevedere affidamenti esclusivi o condivisi dell’animale in base al legame affettivo e alla concreta capacità di cura di ciascun coniuge. In diverse decisioni, ad esempio, il giudice ha riconosciuto l’importanza di garantire stabilità all’animale, oppure ha stabilito periodi alternati di permanenza nelle due case.
Anche al di fuori della separazione, è possibile occuparsi del futuro dell’animale attraverso il testamento, destinando parte del proprio patrimonio a chi si assumerà l’onere di accudirlo. In ogni caso, quando c’è un animale in comune, è essenziale non ridurre la sua presenza a un semplice “oggetto” da dividere, ma considerare il suo benessere come un elemento centrale nelle decisioni della coppia. Con il supporto di un avvocato preparato su questi temi è possibile costruire accordi equilibrati, che rispettino sia le esigenze delle persone sia quelle del loro amico a quattro zampe.
Oltre al matrimonio, oggi molte coppie scelgono di unirsi civilmente. Le unioni civili, riconosciute in Italia dalla Legge Cirinnà del 20 maggio 2016, sono relazioni stabili tra due persone maggiorenni dello stesso sesso che decidono di ufficializzare il proprio legame davanti all’ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni. Con l’unione civile i partner acquisiscono diritti e doveri reciproci molto simili a quelli derivanti dal matrimonio: obbligo di assistenza morale e materiale, coabitazione, un possibile regime di comunione dei beni (salvo scelta diversa), diritti successori, pensione di reversibilità, diritto al ricongiungimento familiare, diritto a ricevere informazioni sullo stato di salute del partner e a prendere decisioni in caso di incapacità, fino alla possibilità di scegliere un cognome comune e subentrare nel contratto di locazione.
Una differenza significativa rispetto al matrimonio è l’assenza di un vero e proprio obbligo di fedeltà, che non comporta conseguenze giuridiche in caso di infedeltà. Anche il sistema di scioglimento del legame ha caratteristiche proprie: l’unione civile può cessare senza un formale periodo di separazione giudiziale, ma è prevista una fase di tre mesi in cui i partner possono riflettere sulla decisione. Trascorso questo termine, si può procedere con il “divorzio” dell’unione civile, regolando aspetti essenziali quali l’affidamento dei figli eventualmente presenti, l’assegnazione della casa e il riconoscimento di un eventuale diritto agli alimenti a favore della parte economicamente più debole. Con lo scioglimento del vincolo vengono meno i diritti ereditari reciproci, ma in alcune situazioni può spettare al partner il 40% del T.F.R. maturato durante il periodo di unione, a determinate condizioni.
Dopo una separazione ognuno troverà il modo per superare il proprio dolore e costruire passo dopo passo il percorso, più o meno breve che sia. Ci sarà chi si dedicherà al lavoro, chi si iscriverà in palestra, chi inizierà un nuovo hobby, chi si svagherà con gli amici e le amiche, ma anche chi probabilmente piangerà da solo davanti a film d’amore e vaschette di gelato. Ci sarà anche chi si farà supportare da uno psicologo o psicoterapeuta ma, in ogni caso, ci vorrà del tempo per vedere la situazione sotto una luce diversa. Infine, consiglio di avvalersi di avvocati professionisti in grado di ascoltare le esigenze dei clienti, accoglierne il vissuto emotivo e trovare insieme a loro delle soluzioni “su misura”, in modo tale da evitare futuri litigi o incomprensioni.
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